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Teatro Ridotto : : Bologna : : 17>>19 maggio 2013
ph.TeatrInGestAzione
Il Teatro Ridotto di Bologna annuncia la quinta edizione del progetto Finestre sul Giovane Teatro con il patrocinio dell’ITI-Unesco e l’Università di Bologna, dedicato a gruppi di giovani che portano al confronto visioni e strumenti dalle rispettive pratiche teatrali. Forti delle ricche esperienze vissute nelle precedenti edizioni, la nostra intenzione è quella di fornire spazi dove si possono affrontare elementi che crediamo fondamentali soprattutto al lavoro dell’attore, tramite lo scambio di esercizi di training e le dimostrazioni di lavoro, ma anche tramite la riflessione e il dialogo.
I tre giorni d’incontri residenziali mirano ad aprire finestre per l’apprendimento, ma anche per «apprendere ad apprendere», perché si possa prendere coscienza dei propri processi e strumenti performativi. A tal proposito il progetto s’ispira alla tradizione del «teatro a pedagogia» mediante la quale figure importanti come Stanislavskij, Meyerchol’d, Copeau, Grotowski e Barba hanno sperimentato vie di crescita creativa per individui e società.
Dalla prima edizione del 2009 hanno partecipato al progetto undici gruppi provenienti da tutt’Italia. A questa edizione prenderanno parte Teatro Akropolis (Genova), TeatrInGestAzione (Napoli), Teatro Dei Venti (Modena), e Filo dei Venti (Teatro Ridotto, Bologna).
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Tu sei qui 16>>>19 maggio :: Forlì
Un progetto di Città di Ebla, Iagostudio e Davide Ferri In collaborazione con: Innovazione Responsabile S-legàmi, ATR Agenzia per la mobilità, AVM Area Vasta Mobilità, Start Romagna, Diagonal Loft Club, Romagna Creative District, E Direzione generale: Claudio Angelini Ideazione e organizzazione Italian Performance Platform: Iagostudio eventi e comunicazione Concerti a cura di: Davide Fabbri e Elisa Gandini Articolo 1 (parte seconda) - Nuovi appunti sulla collezione Verzocchi - a cura di: Davide Ferri Consulenza scientifica IPP: Silvia Mei Grafica: bildworter.com, matitegiovanotte.it Organizzazione: Elisa Nicosanti Direzione tecnica e collaboratori: Luca Giovagnoli con Stefan Schweitzer, Nicola Mancini, Lorenzo D'Anna Amministrazione: Valentina Bravetti Ufficio stampa nazionale: Mara Serina/Iagostudio Ufficio stampa territoriale: Paola Francia/Red Paper Area bar a cura di: Diagonal Loft Club In collaborazione con: Stabile5
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Forum di Arte e Cultura Kontemporanea :: second edition Cesena : : 25 maggio>>>2 giugno concerti / dibattiti / film / incontri / installazioni / laboratori / performance / video
F.A.C.K. e’ una piattaforma, un contenitore temporaneo di idee e pratiche artistiche, autoprodotto e autogestito dagli artisti italiani e stranieri, teorici e tecnici partecipanti.
Questa seconda edizione propone un fitto programma di concerti, dibattiti, film, incontri, installazioni, laboratori, performance e video. Nell’estate 2012 si è tenuto il primo episodio in forma di festival di arti performative e visuali, della durata di venti giorni, a cui fa seguito questo secondo appuntamento. F.A.C.K. vuole sperimentare modelli alternativi di organizzazione e produzione nelle arti contemporanee performative e visuali, per interrogarsi riguardo al sistema dell’arte oggi, ai cambiamenti sociali in atto, a come posizionarsi in quanto artisti nella crisi trasversale attuale, sceglie di farlo sia attraverso la pratica artistica che attraverso la discussione. F.A.C.K. sottolinea il potenziale dell’iniziativa diretta e delle relazioni personali che rendono possibile produrre cultura anche al di fuori dei sistemi ufficiali, innescando dinamiche collaborative differenti rispetto ai meccanismi finanziari e di gestione verticale.
Come Brecht: ci si domanda costantemente se un’opera sia “buona” per il sistema dell’arte, ma ci si chiede davvero se il sistema sia “buono” per l’arte?
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Festival Internazionale d’Arti Performative e Interventi Trasversali
a cura di TEATRINGESTAZIONE
III edizione
Il bando scade il 20 maggio 2013
Compila l’application form sul sito www.altofest.net
30 giugno / 7 luglio 2013 NAPOLI BENEVENTO CASERTA

Ogni festival rende possibile un’eccezionale intensificarsi di momenti d’incontro, dialogo, scambio. Secondo il taglio dato, delle umanità e delle opere coinvolte, si può con un festival fare segno verso sinergie inedite, prassi ibride da crocevia da inventare, intenti e azioni da far incontrare.
ALTO FEST ambisce a creare i presupposti, le condizioni per nuovi innesti, imprevedibili, quanto necessari, che possano avere luogo. Il Festival s’inserisce per questo nel tessuto urbano più intimo riuscendo a creare un incontro reale tra cittadini e artisti, capace di superare i confini che quotidianamente ci relegano in categorie superate da un nuovo modo di costruire relazioni, che non ha forse ancora trovato espressione.
ALTO FEST è un importante momento per tutte le realtà coinvolte per incontrarsi, confrontarsi, interrogarsi assieme sul senso, la direzione, le esigenze politiche e poetiche del proprio fare artistico in un particolare momento storico in cui la parola “crisi” è universale.
Il Festival alla sua terza edizione, si svolge negli spazi privati, donati per l’occasione dai cittadini (appartamenti, terrazzi, cortili, cantine, negozi, laboratori artigianali, palestre…), spazi pronti ad accogliere un rinnovato pensiero e una nuova consapevolezza, intenzioni pronte ad incontrarsi per trasformare il nostro quotidiano, farsi luogo d’inizio di un cambiamento. Vogliamo così sollecitare l’iniziativa dei singoli, mobilitare e mobilitarci per DARE LUOGO insieme, artisti, cittadini e pubblico, a una nuova riqualificazione umana/urbana.
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Seconda Edizione BANDO DI SELEZIONE
Trasparenze > FESTIVAL Trasparenze > RESIDENZE
Scadenza il 31 maggio 2013
Il Teatro dei Venti (Modena), in collaborazione con Officinae Efesti (Napoli) e l’ATI Teatro dei Segni (Modena), promuove la seconda edizione del Bando Trasparenze > Festival e Residenze Teatrali. La prima edizione si è posta l’obiettivo di sperimentare una coesione tra teatro contemporaneo e luoghi del quotidiano, con le persone che lo vivono e che non occupano semplicemente questi spazi. La prima edizione ha inoltre dato spazio concreto e operativo alla partecipazione di giovani tra i 16 e i 25 anni, la Konsulta, che con il proprio sguardo indipendente ha affiancato la Direzione Artistica composta da Agostino Riitano e Stefano Tè, nella creazione del progetto. La Konsulta infatti ha partecipato attivamente alla selezione degli artisti da invitare, seguendo la loro permanenza e gli spettacoli, elaborando riflessioni da condividere. Trasparenze anche per questa seconda edizione, è composto da 2 sezioni, FESTIVAL e RESIDENZE. La partecipazione al bando è gratuita. Ogni compagnia potrà partecipare a entrambe le sezioni, ma sarà eventualmente selezionata solo per una. Per partecipare occorre compilare gli appositi form on-line sul Blog di Trasparenze all’indirizzo http://trasparenzemodena.wordpress.com/bando-2013/ Nel form di partecipazione viene richiesto l’inserimento di un link al video integrale dello spettacolo di repertorio proposto.
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Un progetto di Àlex Rigola – Direttore Settore Teatro
Dopo l’esperienza del Laboratorio Internazionale del Teatro, Biennale College-Teatro si pone come un progetto speciale di formazione in 17 percorsi, ideato dal Direttore Àlex Rigola, dedicato ad attori, danzatori, performer, registi, scenografi, drammaturghi, coreografi, critici, giornalisti, blogger. Un ponte ben attrezzato che offra ai giovani che vogliano cimentarsi in una delle arti di farlo nelle condizioni migliori che una istituzione internazionale possa offrire.

Il progetto Biennale College-Teatro, anche quest’anno vuole avere lo spirito di un laboratorio scientifico: un luogo di ipotesi e confronto. La Biennale, spazio costantemente aperto all’incontro e alla sperimentazione, vuole porsi come momento di grande utilità per artisti, studiosi, spettatori, appassionati. Una vera e propria fabbrica di idee attorno alle possibilità del teatro: linguaggi, codici, tecniche e tecnologie, scienze della scena sono le linee guida di una verifica sistematica, affidata a maestri ed esperti di tutto il mondo.
Il programma prevede che i partecipanti seguano il mattino fino al primo pomeriggio i laboratori, nel secondo pomeriggio gli incontri e la sera gli spettacoli (con specifiche agevolazioni, fino ad esaurimento dei posti disponibili).
Per tutti i laboratori per i quali è richiesto l’invio di un video e non vi sono ulteriori specifiche si sottintende che il video deve riguardare il lavoro teatrale dei candidati.
La scadenza per l’invio delle domande di partecipazione è il 3 giugno.
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///Una rubrica per ripensare la relazione tra semiotica e teatro oggi/// a cura di Luca Di Tommaso
“Critica/cronaca.” Intervista a Giulio Baffi su critica e semiotica teatrali (1) di Luca Di Tommaso [PDF]

Giulio Baffi è critico teatrale alla redazione napoletana della Repubblica, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Direttore artistico del Festival Benevento Città spettacolo, fa parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Eduardo De Filippo e della Fondazione Città Spettacolo, dirige la Collana Teatro della Guida Editore. Ha fatto parte del CdA del Teatro Stabile di Napoli, è stato docente di Storia e Tecnica della Regia all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha fatto parte del Centro Teatro Esse, ha collaborato con la Nuova Compagnia di Canto Popolare ed ha diretto il Teatro San Ferdinando di Napoli. E' stato titolare della rubrica di critica teatrale de l'Unità e de il Giornale di Napoli, ha creato diretto il periodico di spettacolo Noi a teatro, ha collaborato e collabora con periodici e riviste specializzate quali Sipario, Stilb, Rivista del Cinematografo,Ridotto, Histryo, La voce della Campania, Itinerario, Napoli City . E' autore di pubblicazioni su vari argomenti dello spettacolo, ha ideato e curato numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, rassegne teatrali e festival, ha realizzato mostre su aspetti e personaggi del teatro tra cui "Il Mito del palcoscenico" mostra permanente allestita nel ridotto del Teatro San Ferdinando di Napoli e "Nino Taranto ha 100 anni" in esposizione permanente al Palazzo Paolo V di Benevento.
LDT: Allora Giulio, la semiotica teatrale è nata tempo fa con in seno una polemica con ciò che dovesse costituire il suo oggetto, se il testo verbale, quindi i copioni, i drammi, oppure quello che in semiotica viene chiamato testo spettacolare, quindi lo spettacolo, il fatto teatrale di per sé, scenico. Dalle nozioni di base che ho, mi pare che anche la storia della critica teatrale abbia vissuto un contrasto al suo interno, che ci sia stato un passaggio a un certo punto, da uno studio più rivolto all'aspetto verbale, a quello più rivolto all'aspetto scenico, a un certo momento della sua storia. Te ne chiedo conferma, e se così, quando è avvenuto il passaggio?
GB: Il passaggio è stato lento e non indolore. Diciamo che nella prima metà degli anni '50 ha avuto sempre una critica attenta al testo. Se andiamo a ritrovare degli scritti di Spaini, o un primo Monticelli, o a Napoli di un Stefanile, troveremo un'attenzione assoluta al testo, cioè il teatro è analisi del testo, analisi di riferimento della sintassi letteraria, che poi viene rimodellata l'analisi rispetto all'attore, in qualche caso, in qualche modo al gesto dell'attore, per alcuni attori più forti, più decisi. Su Napoli Viviani, o De Filippo, dove il tono della voce, ma sempre legata alla battuta. La complessità della messa in scena non esce quasi mai. Attraverso questo articoli, noi non vediamo lo spettacolo. Vediamo l'attore che ci dice delle cose, ci viene stato raccontato per filo e per segno il passaggio logico o tematico. Racconto dettagliato, a volte fastidiosamente, della storia, analisi di come la storia viene scritta, se ascendente o vicina a Pirandello o più così più colì. E basta. Questo è lo spettacolo di cui la critica nei primi anni '50 dà conto al lettore. Perché poi da qualche altra parta uscivano fuori tutte le notazioni di cronaca, le presenze, le assenze, i comportamenti del pubblico facevano parte della cronaca mondan-culturale dei giornali. A metà degli anni '60 il teatro comincia a muovere qualcosa che non era stato pensato. L'italiano si sprovincializza, anche grazie alle operazioni che sono partite per opera anche del Piccolo Teatro di Milano. Comincia a guardare l'Europa, a guardare fuori e tutto questo provoca naturalmente l'esigenza di un confronto, un raffronto differente, nel vedere in una maniera un po' diversa. Come sempre, anche in questo caso i nodi estetici e i nodi storici si incastrano perfettamente. Arriviamo alla fine degli anni '60, col '68, e tutto viene rimescolato, viene rimescolata l'attenzione, viene evidenziato anche un comportamento, una risposta sociale. In Italia, in particolare, il panorama viene smosso dalle messinscene di Strehler, di Squarzina, di questa quantità di registi che mettono in scena spettacoli diversi dal solito... e nel frattempo si incomincia ad ascoltare la voce di un teatro che viene da fuori. E la punta forte, la punta di diamante, è il Living Theatre. Quando esso arriva in Italia, in particolare a Napoli, crea uno sconvolgimento nel pubblico perché la critica non è attenta, non coglie immediatamente questa cosa. La coglie Paolo Ricci, che su l'Unità era particolarmente attento a un ruolo sociale del teatro. Il Living arriva a Napoli chiamato da un gruppo universitario, quindi è chiaro che è un pubblico più giovane, più disponibile a vedere qualcosa di nuovo. Accadono anche comportamenti strani nel pubblico, strani rispetto alle abitudini. Il pubblico coglie l'invito a partecipare emotivamente e fisicamente, e questa è un'assoluta novità. Quindi chi scrive sui giornali coglie questa novità e anche l'anomalia della scrittura, l'anomalia della messinscena, in qualche modo è invitato, è costretto, intuisce che bisogna dire qualcosa di differente. Non va bene, non basta dire soltanto "il teatro". Sulla scia del Living, arrivano a Napoli anche altre compagnie teatrali. La compagnia dello Scenoir francese ad esempio, che ha sempre un carattere, un segno fisico molto forte. Nel frattempo si comincia a smuovere la ricerca teatrale, tutto quel grosso nucleo che cerca un nuovo linguaggio, accentua il lavoro del corpo. Accentuando il lavoro del corpo, l'attenzione dello spettacolo deve cambiare necessariamente angolazione. Quella fu una stagione di particolare interesse, perché tutto il lavoro del superamento della ricerca teatrale, sul superamento del linguaggio-parola a vantaggio del linguaggio-corpo provoca poi una generazione di attori analfabeti della parola e quindi la necessità di un recupero di questa capacità attoriale. E' difficile, alcuni studiano, altri ancora spingono avanti i vecchi attori di parola che diventano maestri nei pregi e nei difetti. Nel frattempo la critica incomincia a leggere lo spettacolo come rappresentazione sulla scena, s'incomincia a dar conto di ciò che accade, di cosa è la scenografia, di come sono i costumi, le musiche, di perché sono così piuttosto che in un altro modo, di come gli attori occupano, si muovono all'interno di un palcoscenico. Pian piano, impercettibilmente, una generazione di critici più giovani, avverte l'esigenza del racconto del teatro, dello spettacolo, e allarga l'attenzione. Anni in cui Carmelo Bene compie il suo percorso, sconvolgendo gli equilibri estetici del teatro italiano. A Napoli in particolare sono anni in cui il teatro ti ricerca fa passi importanti. È punto di riferimento nazionale. Il teatro di ricerca di Napoli e Roma compie percorsi di ricerca forti, altrove molto meno. Perché altri gruppi di ricerca forti sul linguaggio differente non se ne trovano. Questo naturalmente porta tutto a un rimescolamento forte in materia d'attenzione, nel dar conto alla rappresentazione.
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Ravenna 9-12 maggio 2013 progetto speciale a cura di E
Dopo la prima fortunata edizione del maggio 2012, torna a Ravenna Fèsta. Le quattro compagnie della cooperativa E, ErosAntEros, Fanny & Alexander, gruppo nanou e Menoventi, danno vita a un nuovo progetto speciale pensato per la città: da giovedì 9 a domenica 12 maggio la città di Ravenna sarà cuore pulsante della grande Fèsta della E: esposizioni, incontri, installazioni, spettacoli, radio e deejay set per coinvolgere un pubblico vario e multiforme attraverso luoghi significativi della città, del centro e della Darsena, per un percorso di visioni, ascolti e accadimenti. Il progetto prevede quattro giorni di fitti appuntamenti in cui gli artisti di E costruiscono un’occasione unica per mostrare al pubblico prime creazioni, schegge di visioni, materiali di lavoro anche intimi e interni, scintille inedite che guidano le proprie opere. Oltre gli spettacoli delle 4 compagnie co-fondatrici, eventi speciali e ospitalità inedite: disegnatori, fotografi, studiosi, figure importanti in dialogo attivo, visionario e multiforme con le opere teatrali presenti a Fèsta.
Punto di ritrovo al termine di ciascuna giornata è la Darsena di città con il suo DopoFèsta. Punti ristoro e momenti musicali, con i live di Radio Zolfo e i Dj set, animano ogni sera dalla 19.00 le banchine della Darsena per accogliere gioiosamente e ristorare il pubblico di ritorno da incontri e spettacoli. A curare il punto ristoro tutte le sere saranno l'Azienda Agricola “La Rondine”, il ristorante bio-vegan “La Tegia” (Forlì) e il ristorante “Las Ramblas” (Faenza) con specialità spagnole.
Dopo Fèsta, la cooperativa E si sposterà a Forlì per partecipare dal 16 al 19 maggio al Festival Ipercorpo 2013 - TU SEI QUI (www.cittadiebla.com) curato da Città di Ebla con il quale si definisce una significativa collaborazione e che ospita, all’interno di una piattaforma internazionale, gli spettacoli delle quattro compagnie: Him (remix) di Fanny & Alexander, Cherchez la femme! Dancing all project e Sport di gruppo nanou, Perdere la faccia di Menoventi e TraScendere - Concerto sintetico per figure espressive di ErosAntEros.
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a cura di Enrico Pitozzi
E' uscito ON PRESENCE: il numero 21 di CULTURE TEATRALI
Presentazione
La presenza è qualcosa d’indeterminato. Il suo incanto sembra sprigionare da un inafferrabile non-so-che, da qualcosa che circola e si irradia in tutte le sue parti senza localizzarsi in un punto preciso. É qualcosa di sfuggevole, di accidentale e splendente, che tocca le cose senza appartenere loro, anche se ne permette la manifestazione facendo sì che si senta la contingenza di qualcosa. Si tratta allora di fare risolutamente i conti con un dinamismo senza sostanza, un movimento produttore di modi d’essere: la presenza è un’atmosfera.
Quando affermiamo, parlando di certi attori o danzatori, che essi hanno una presenza, evochiamo così una qualità sottile che sfugge all’articolazione del discorso, un’attitudine che sappiamo riconoscere, possiamo perfino nominarla senza tuttavia poterla definire con esattezza. Di cosa parliamo, dunque, quando attribuiamo una presenza a un corpo? Che ruolo gioca la percezione nella definizione – e nella ricezione – della presenza? Quali i modi attraverso i quali essa si dà, quali i suoi effetti? E ancora, come si ridefinisce questa nozione alla luce dell’intervento delle tecnologie? È possibile, oggi, una teoria delle gradazioni di presenza estesa a manifestazioni d’altra natura, come la luce o il suono?
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 XV edizione - I parte MILANO // 17 Aprile - 2 Maggio
Festeggia i quindici anni il festival DANAE di Milano, la rassegna organizzata dal Teatro delle Moire che, ogni anno, con tratti puntuali e decisi, riesce a convogliare l'attenzione anche degli spettatori e operatori più distratti.
Quest'anno, per presentare la linea artistica dell'edizione 2013, ci affidiamo alle parole di Alessandra de Sanctis, co-direttrice e anima, con Attilio Nicoli Cristiani, della manifestazionemilanese.
"Si deve fare uno sforzo di immaginazione, ci si sente dire, ma l'immaginazione non ci è mai mancata e di sforzi ne abbiamo fatti fin troppi. Se un altro sforzo va fatto, deve essere politico, che non significa dare battagllia, anzi, significa arretrare. Allontanarsi dalle inutili diatribe, dire molti più no, cercare oasi di silenzio, oasi anche poverissime, dove poter coltivare il pensiero, i rapporti e i desideri, per avvicinarsi di più a ciò che davvero conta. Andare con un altro passo, altri ritmi, fuori dalla mischia, con pochi preziosi compagni. E' lì che succede qualcosa e che si può di nuovo cominciare la ri-creazione, non solo relativamente al nostro mestiera, ma in un'accezione più ampia, riferita ad un mondo nuovo da immaginare. Siamo convinti che il teatro produca un sapere che va ben oltre gli eventuali spettacoli, un sapere prezioso che non si può quantificare o etichettare. Il teatro non va consumato, va accudito. Continuiamo, quindi, a impegnarci affinché il racconto delle esperienze complesse di chi si occupa della scena trovi un canale per compiersi. Proprio per questo, come facciamo da tempo, vogliamo programmaticamentte uscire dalle logiche perverse del nuovo e della prima a tutti i costi, dando spazio a lavori particolarmente siginificativi che non sono mai stati visti aa Milano o che sono stati visti poco in Italia. Insomma sostenere in qualche modo la possibilità di un "repertorio" anche per la scena contemporanea. Non diciamo altre parole sul Festival che ha ragiunto il prezioso traguardo dei quindici anni e che è bellissimo, fatto con tenacia e troppi pochi mezzi. Fatto grazie a tante collaborazioni e anche alla disponibilità degli artisti, che arricchiscono il nostro progetto. Venite a vederlo e sostennete i nostri sforzi con la vostra imprescondibile presenza!"
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