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Ai sensi della Legge 7 marzo 2001 n°62, si dichiara che Culture Teatrali non rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.ng




 

CRATere: piccola rassegna di arte, umanità e teatro

Merano - Bolzano - Trento - Rovereto

dal 10 al 30 maggio 2012

Il festival CRATere - piccola rassegna di arte, umanità e teatro diretto da Nazario Zambaldi giunge quest'anno alla sua terza edizione.

Dopo “della rivolta” (2010), “della differenza” (2011), si tocca nel 2012 il tema “della memoria". Memoria che è anche uno sguardo sul passato, motivo per cui la rassegna si apre il 10 maggio con la presentazione al Museion Passage delle immagini dei progetti delle precedenti edizioni.

Memoria che comporta anche, nelle parole del curatore, "la fine di un ciclo, il compimento di una matrice, su cui si spera si innestino pratiche produttive, poietiche, creative". In questo senso si rinnova la collaborazione con il Centro Teatro di Trento e col Teatro Casa Basaglia (con la nuova produzione l’Apocalisse degli Animali). Ma anche l'apertura verso alcune delle più note realtà nazionali, come Pathosformel, che sarà al Museion Passage il 18 maggio con La prima periferia insieme a Flavio De Marco, Pietro Babina, Jonny Costantino, con Rivista.

Presso l’Accademia meranese avrà luogo inoltre la conferenza Mnemosyne: il Simbolo e la Forma, al cui interno la filosofia, la psicologia, l’arte e il teatro cercheranno uno sguardo comune a partire dalla lezione preziosa di Aby Warburg.

Il cartellone della rassegna è poi arricchito da una serie di altri appuntamenti che vedono dialogare le diverse realtà presenti al festival. Un dialogo che culminerà il 29 maggio con META: architetture, umane, una tavola rotonda-workshop che si propone come strumento di sintesi e rilancio, insieme ad architetti, artisti, insegnanti, studenti ed esperti di “architetture” interne ed esterne, di quel progetto sulla città così cresciuto dal 2010.

C.R.A.T. Centro Ricerca Artistica Teatrale

INFO: +39 329 6768999 www.crat.it info@crat.it

Associazione culturale Teatro PraTIKo, via Cavour 1, 39012 Merano

Tel. Fax: +39 0473 212014 www.teatropratiko.it info@teatropratiko.it

 
CARO COMPAGNO MIO

pensieri sullo spettacolo Cuore del Teatro Due Mondi
(M.P.)

 

Siamo usciti da questa matinée per le scuole con cinque parole in testa.

La prima parola è eccomi. «Eccomi!» risponde una ragazzina, dal buio di una platea affollata da qualche centinaio di studenti di scuola media a Tanja Horstmann, attrice del Teatro Due Mondi di Faenza, che al termine dello spettacolo Cuore, riscrittura per lampi del leggendario libro di Edmondo De Amicis, un’ora abbondante di immersione in una scuola di fine Ottocento (con tanto di banchi, lavagna e gonne lunghe), da brava maestrina fa una specie di appello, termine da intendersi sia nel senso comune che letterale, ulteriore occasione per far uscire nel qui e ora i personaggi del racconto. «Dov’è ora Garrone? E Coretti, lo riconoscete tra di voi? E il ragazzo venuto da lontano, è qui? E Franti, dalla faccia tosta e trista? E la ragazzina sempre ben vestita? E Garoffi? Dov’è Garoffi? E la figlia dell’operaio? E Nelli, che non parla ancora bene l’italiano, è qui?». E la “ragazzina sempre ben vestita”, in platea, sta al gioco: «Eccomi!». E lo dice senza ironia: «Eccomi!».

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FèSTA

09-13 maggio 2012 - Ravenna

E / ErosAntEros Fanny & Alexander gruppo nanou Menoventi

 

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Fèsta
È una festa a porre l’accento sulla E: Entità, Esistenza, Essenza.
È così che vogliamo presentarvi E, invitandovi dal 9 al 13 di maggio a Ravenna, tra Almagià,
Ardis Hall, Galleria Mirada, Galleria Ninapì, Mar, MyCamera, Planetario, Studio Muni
e Teatro Rasi, tra il mare e il Candiano, Ravenna-Bisanzio e la Darsena di città, a
guardare, ascoltare, danzare, lavorare, mangiare, parlare, festeggiare con noi e con
tutti gli artisti che con noi partecipano a questa Fèsta, per cinque lunghe giornate.
Cosa si intende per “E”?
E, tra le congiunzioni, è la più semplice. Indica l’aggiunta di un concetto,
un’immagine, un pensiero, di un nome o un aggettivo a un altro, in generale.
ErosAntEros Fanny & Alexander gruppo nanou E Menove n t i
E non si ripete, ma si prepone comunemente soltanto all’ultimo nome,
lasciando sciolti i precedenti, tutti insieme e singolari.
Nelle creazioni poetiche E si pone in principio, e qui vale “anche”.


E / ErosAntEros Fanny & Alexander gruppo nanou Menoventi


oppure
E me che i tempi ed il desio d’amore fan per diverse genti ir…
Si ripete invece quando le varie proposizioni voglion restar distinte:
E r e s i s t e E s’ a v a n z a E s i r i n f o r z a
In quest’ultimo caso E sarà quasi un ritmo, un crescendo di senso, di intenzione, un colore.
È, questa nostra Fèsta, un inizio in potenza infinito.
E V I VA !

 

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TENTATIVO DI ESAURIMENTO #3 Le Belle Bandiere

LEO, MORGANTI E LA GIUSEPPA
Intervista a Elena Bucci | Le Belle Bandiere
a cura di M.P.

 

M.P.: Pensando ai grandi "registi-pedagoghi", come li chiamava Cruciani, vorrei iniziare il nostro dialogo parlando di maestri. Chi riconosci come maestro, in ambito teatrale e non, oltre a Leo De Berardinis?

Elena Bucci: Maestri e maestre se ne incontrano ogni giorno, quando si è disposti a vederli!
Eccoli, sono una folla di volti. La mia insegnante di italiano del liceo che ci parlava di letteratura, arte e teatro intrecciandoli e rivelandone le intime relazioni. Carmelo Bene sul palco del Teatro Alighieri di Ravenna mi dimostrò che esisteva una dimensione nella quale si potevano esprimere ombre ed ossessioni trasformandole in arte. Avevo sedici anni e diventai una statua per tutto il tempo dello spettacolo. Ero lì per caso, soltanto perché qualche amico di famiglia, abbonato, disdegnava quel tipo di teatro. Ricordo la mia sorpresa quando, nella scena meravigliosa della rivelazione dei nudi, si levarono mormoriì di scandalo e disapprovazione. Fu maestro in quel momento e grande: il mio dissenso nei confronti della mia vita quotidiana e delle regole che mi erano state insegnate poteva esprimersi in quella bellezza disperata.
Ho avuto come maestra la Giuseppa, che aveva la seconda elementare e veniva ad aiutare mia madre a tenere la casa e a tirarmi su. Mi ha raccontato le favole come nessun altro e si prestava ad ascoltarmi quando fingevo di saper leggere e, con il libro in mano, inventavo storie. È stata la prima scuola di scrittura scenica e improvvisazione, visto che, se sbagliavo o ero noiosa, non mi seguiva più. Mi è stata maestra mia nonna, mi sono stati maestri gli animali che per fortuna mi trovavo intorno o che raccattavo in giro tornando da scuola, mi sono stati maestri i ragazzi che avevano creato il gruppo parrocchiale di teatro in un paese deserto di idee, alcuni insegnanti della scuola di teatro di Bologna con una pazienza particolare, altri artisti che, negli anni affollati della ricerca di una formazione, vedevo e seguivo. Mi è stato maestro Morganti, con il suo anarchico rigore e con la sua apparente pigrizia, che non è altro che un riflesso in nero dell’esercizio dell’arte della sintesi e del pensiero lucido. Mi ha insegnato molto sulla libertà e sul gusto di stare in bilico tra improvvisazione e struttura, con un senso del divertimento e della verità che raramente ho incontrato... Ecco: più ne nomino e più ne appaiono. Ricordo gli attori che hanno lavorato con me, quelli generosi e quelli con lo sgambetto, e li ringrazio tutti, ricordo chi ha fondato con me la mia compagnia Le Belle Bandiere, le persone alle quali ho creduto di insegnare e che nello stesso tempo hanno insegnato a me... Mi è stato maestro Maurizio Viani, rivelandomi quanto la luce può esser magìa, spazio, umiltà e quanto la squadra tecnica è importante nel lavoro del teatro. Davvero, l’elenco potrebbe non finire mai. Mi è maestra questa stessa domanda che mi rivela quanto poco ho riflettuto su questo continuo passaggio di saperi e di tesori da una persona all’altra. Come posso dimenticare Claudio Meldolesi e la sua capacità di fondere esperienza teatrale, studio e approfondimento teorico? E che dire dell’Università di Bologna, dove ho fatto bellissime esperienze di insegnamento e regia sostenuta da persone coraggiose e innovative? Che dire della mia famiglia che mi ha sostenuto come poteva? E mi sono stati maestri gli spettacoli brutti e gli attori in difficoltà, indicandomi i pericoli da evitare e la straziante poesia della passione non aiutata dal talento.

Ecco, vedi? per ogni nome che scrivo mi sento ingiusta verso tutti gli altri che ho nella mente e nel cuore... Mi si perdoni. Tutti coloro con i quali ho lavorato ringrazio, tutti quelli che ho incontrato e incontro. Ogni volta che guardo il passato, l’ordine degli avvenimenti si burla del mio tentativo di scriverne una storia e si trasforma. Ho lasciato per ultimo Leo, perché é il primo artista che ho incontrato appena uscita dalla scuola di teatro, perché ci siamo scelti in assoluta libertà, perché è con lui che sono andata in scena la prima volta come attrice ‘di professione’ (orribile parola per un’eterna dilettante come me) in uno spettacolo meraviglioso come Re Lear (al Teatro Testoni di Bologna) e in un ruolo importante, perché gli sono stata accanto molti anni, imparando rigore, tecnica, ribellione e libertà, perché, pur essendo individualista e solitario, ha voluto creare un vero gruppo e mi ha insegnato ad ascoltare e a lavorare con gli altri, perché mi ha consegnato tutta intera alla dannazione del teatro e alle sue contraddizioni. La scelta è stata mia, é chiaro, ma dopo aver assorbito un’influenza grande. Per tutto questo ancora oggi lo odio e lo amo.

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Significazione.07

///Una rubrica per ripensare la relazione tra semiotica e teatro oggi///
a cura di Luca Di Tommaso

 

Sintomatologia dell'attore.
Appunti da un laboratorio sul “teatro a tempo di musica” condotto da Giancarlo Sepe.

di Luca Di Tommaso [PDF]

Giancarlo Sepe inizia giovanissimo la sua attività teatrale formando una sua compagnia ed allestendo testi comici del teatro russo e di narrativa contemporanea italiana e straniera. Sono moltissimi gli allestimenti di autori italiani e stranieri che ha curato nel corso della sua carriera registica, tra i più importanti: Williams, Brecht, Sartre, Vitrac, Gogol, Fonvizin, Jarry, Weiss, Pirandello, Fabbri, Cechov, Ibsen, Arrabal, E. De Filippo, Lorca, Strindberg, Rosso di San Secondo, Euripide. Nel 1972 fonda il Teatro La Comunità e dopo 10 anni di lavoro di ricerca e di laboratori teatrali raggiunge il successo con la Triade In Albis, Zio Vania, Accademia Ackermann. Tra i suoi ultimi spettacoli, Morso di luna nuova vince il premio “Le Maschere” per la miglior regia.


L’uomo che non ha musica dentro di sé
e non si emoziona per l’intreccio di dolci suoni
è portato all’intrigo, all’inganno e al tradimento
Shakespeare, Il mercante di Venezia.


 

Il laboratorio “Il teatro a tempo di musica” che Giancarlo Sepe ha tenuto durante le due settimane a cavallo tra novembre e dicembre 2010 al Teatro Comunale di Caserta è stata per me un’esperienza cruciale, come attore, come intellettuale, come uomo. In tempi bui per la cultura e per il teatro, un momento formativo di questo spessore fa onore a chi l’ha voluto, a chi l’ha sostenuto e a chi l’ha tenuto. (1)
Giancarlo Sepe è stato uno dei protagonisti del teatro di sperimentazione a partire dagli anni ’60 quando, dodicenne, come ci ha raccontato, era talmente piccolo che al di là del bancone la cassiera non vedeva nessuno e si chiedeva di chi fosse quella manina con i soldi del biglietto. Era già di allora la spinta di immergersi nel teatro da capo a piedi, immaginarsi parte di quella scena, oltre e piuttosto che di quella platea.  
Anche se non è possibile riportare gli insegnamenti di un maestro sulla carta, perché il maestro ti insegna innanzi tutto una condotta che non è trascrivibile, che passa dagli sguardi e si trasmette nelle prossimità o nelle lontananze dei corpi, è bello ripensare con la scrittura a quei giorni, per darne ad altri testimonianza e perpetrarne il succo.
Col senno di poi, mi pare di poter presentare quel lavoro come contraddistinto da alcuni principi fondamentali e poi da una precisa metodologia di lavoro. Non prima di aver reso conto, però, del valore politico, in senso lato cioè in senso vero, che Sepe ha voluto attribuire al nostro incontro.

Presupposti. Il teatro come forma di impegno sociale

Il pedagogo Sepe non ha nulla da invidiare al regista. La sua voglia di comunicare e lasciare un segno in chi oggi si trova a raccogliere il testimone della sua generazione, è chiara già dal modo in cui ci dispone nello spazio. Siamo in uno stanzone ampio e luminoso, tutti seduti vicino alle pareti, con dei quaderni in mano. Sepe siede a un banchetto al centro di un lato del quadrato, vicino a lui un tecnico audio che ci accompagnerà per tutto il tempo con le musiche suggerite dal maestro. Sembra di essere tornati a scuola.
Quasi tutta la prima giornata e buona parte delle altre, il lavoro consiste nel prendere appunti, riflettere e discutere. Ascoltare musiche, commentarle, analizzarle, sentirle. Dal posto, innanzi tutto. Vengono poi gradualmente le improvvisazioni, gli esercizi al centro della stanza, che diventa la nostra scena. La pratica ci si presenta strettamente imparentata con la teoria, è anzi questa che introduce quella.
Siamo invitati a vestire abiti quotidiani, scarpe coi tacchi e gonne per le donne, pantaloni che non siano tute e scarpe non da ginnastica per gli uomini. Bisogna abituarsi già dalla prove alle condizioni che vivremo nella scena.

E’ grande l’insistenza di Sepe, non tanto il primo giorno ma soprattutto i giorni centrali, quelli caldi del laboratorio, sulla valenza rivoluzionaria e sovversiva del fare teatro. Il teatro è per Sepe non una forma di impegno sociale, ma la forma più dinamica e più foriera di cambiamenti. Il teatro punta sull’attimo, perciò sono così posticce le sue riproduzioni audiovisive. In quanto effimero, il teatro è la forma d’arte meno controllabile. Bisogna approfittarne, ci dice.
Oggi c’è grande crisi teatrale, quantitativa e qualitativa. Negli anni ’70 l’offerta teatrale romana, ad esempio, era enorme. Il teatro di sperimentazione era davvero prepotente. Tutti facevano teatro. C’erano a Roma 60 o 70 spettacoli al giorno. Oggi nulla di tutto ciò.
Sepe ci invita a non imitare i canoni correnti, a non piegarci ai gusti del pubblico. Il pubblico vuole restare ciò che è. E’ necessario fare, senza scendere a compromessi. Riprendete testi vecchi e reinventateli. Fate gruppo e fate, ci dice Sepe. Annusatevi, sceglietevi, legatevi gli uni agli altri, saldatevi a un territorio. Partite da uno scantinato, come ho fatto io 40 anni fa, invitate amici e parenti per cominciare. E’ troppo costoso lavorare in cinque? Cominciate dai dialoghi, dai monologhi. Cominciate pure dalla strada, dal salotto di casa. E’ così che si inizia. Bisogna avere un’anarchia dello spazio teatrale. Negli spazi convenzionali non si crea nulla di nuovo. Bisogna avere coraggio.

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RIVISTE D'ARTISTA

LA PAGINA COME CORPO-A-CORPO
Sul numero 4 di “Rivista”





[Fabio Acca] Una busta. Una busta come tante altre. Ne arrivano ogni giorno, tutte sostanzialmente inutili. Quando proprio sei fortunato, qualcuna contiene il programma del Teatro di Monfalcone, oppure il rendiconto del condominio.
A onore del vero, però, una volta il destino mi riservò una sorpresa del tutto inaspettata e mi fece recapitare in busta chiusa una divertente minaccia di morte da parte di un anonimo oltranzista, corredata da ben due preservativi, quasi alludessero a dei bossoli. A questa ne seguì una seconda e pure una terza, che conteneva della misteriosissima ovatta. Non vi dico cosa fu raccontare i fatti ai poliziotti della Digos. Naturalmente non capivano per quale motivo uno che lavora all’Università e che addirittura si occupa di teatro dovesse ricevere delle minacce, perdipiù così creative!
Eppure stavolta, questa busta, se la si guarda meglio di quanto solitamente si guarda una busta, lì, nella buchetta delle lettere, ha alcuni dettagli piuttosto singolari. Prima di tutto un grande numero 4, scenograficamente giocato in primo piano, al di sotto del quale campeggia la laconica scritta “epitaffio”. Sul retro, invece, nella parte bassa, un numero di serie rosso – 565/600 – stampigliato a mano.
In effetti, questo timbro mi avrebbe dovuto maliziosamente suggerire qualcosa di meno burocratico, di più – come dire – “affettivo”. Se non altro la volontà del mittente di farla pervenire proprio a me, cinqucentosessantacinquesimo tra i seicento fortunati a cui è data la possibilità di conoscere ciò che la busta contiene. D’altronde se si tratta, come sembra, di copie numerate, vorrà dire che ciascuna di queste buste racchiude qualcosa di originale, di unico, se non addirittura di prezioso.
Non faccio in tempo a prendere coscienza di questo pensiero che, con un gesto selvaggiamente meccanico, strappo con indifferente violenza l’involucro di carta. E solo dopo aver osservato con attenzione il contenuto della busta, mi rendo conto di aver fatto una cazzata. Sì, proprio una cazzata. Perché la busta non “contiene” un “contenuto”, ma è parte integrante del contenuto, contenuto essa stessa. Un po’ come la copertina di un vecchio vinile, che nel suo assicurare all’oggetto un valore iconografico, mobilita nell’ascoltatore un racconto immaginifico. Devo ammettere che mi sono sentito un discreto idiota.

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BANDO

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NEXT > GENERATION FESTIVAL - II edizione
11-17 giugno 2012


I Carichi Sospesi, con la collaborazione dei Miminiteatri, il Teatrino Zero e del Teatro Spazio Bixio, organizzano la seconda edizione del N>GF, promuovendo un bando per ampliare le possibilità di partecipazione dei gruppi emergenti.
Il festival nasce dall'urgenza di creare uno spazio creativo dove le nuove realtà teatrali possano confrontarsi e mostrarsi libere di esplorare o ripercorrere i diversi linguaggi performativi.

 

 

IL BANDO [termine ultimo di iscrizione 18 maggio 2012]
Il bando è rivolto a giovani gruppi/artisti italiani e stranieri, maggiorenni che presentino un progetto di messa in scena.
Possono partecipare alla selezione singoli artisti, associazioni, compagnie o gruppi informali indipendenti che presentino uno spettacolo completo o un progetto/studio di 20 minuti.
I gruppi partecipanti devono avere il 70% dei componenti al disotto dei 35 anni di età alla data di scadenza del presente bando (venerdì 18 maggio 2012).

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OPEN CALL per IPERCORPO 2012

 

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Scadenza: 15 maggio 2012

 

Antefatto
Ipercorpo è un evento teatrale, performativo e musicale che nasce a Roma nel maggio
del 2006 per volontà di Santasangre che coinvolgono Città di Ebla, gruppo nanou,
Cosmesi e Ooffouro. Da allora si è dato vita ad otto edizioni di cui due a Roma e sei a
Forlì, che hanno visto succedersi artisti capaci, con il loro lavoro, di ripensare
costantemente gli elementi della scena uscendo decisamente dal solco della
tradizione. In questo senso possiamo definire Ipercorpo come un festival di spettacolo
contemporaneo di ricerca ed anche l’edizione 2012 sarà orientata a scegliere lavori e
progetti che sulla ridiscussione linguistica delle forze in campo in ambito espressivo
fondino la loro genesi.


Edizione Ipercorpo 2012 (dal 20 al 23 settembre 2012, Ex Deposito Atr, Forlì)
La direzione artistica quest’anno sceglie la strada della chiamata pubblica di progetti e
proposte, volendo comunque mantenere la linea espressiva che ha caratterizzato il
festival fin dalla sua nascita ma aumentando la possibilità di intercettazione di nuove
proposte.
Ipercorpo 2012 - Articolo 1 mette al centro un progetto che si muoverà
sinergicamente tra teatro e arti visive, anche grazie alla collaborazione con un giovane
curatore, Davide Ferri.
Lo sfondo che abbiamo scelto per creare un perimetro ideale attorno all’edizione 2012
è rappresentato dalla collezione Verzocchi, la più importante raccolta d’arte
contemporanea della città di Forlì che si trova in pinacoteca (Palazzo del Merenda).
Collezione che riteniamo, ad oggi, non sufficientemente valorizzata per importanza
artistica e storica.

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PROSPETTIVA DANZA TEATRO 2012

Dance is Life
Padova_31 marzo-25 maggio

La XIV edizione di Prospettiva Danza Teatro 2012 - progetto  promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Padova in collaborazione con il circuito Teatrale Regionale Arteven che ne cura l'organizzazione sotto la direzione artistica di Laura Pulin - propone numerosi gli appuntamenti in cartellone, quest'anno tutti dedicati al mondo della danza: un programma ricco di spettacoli, ma anche di opportunità di incontro con coreografi, workshop per danzatori, e momenti formativi.  
Dal 31 marzo al 25 maggio la città di Padova ospita dunque prestigiose compagnie nazionali ed internazionali, arricchendo di eventi culturali e spettacolo gli spazi più suggestivi della Città del Santo per tutta la prossima primavera.

Dance is life, dunque, danza come energia, vitalità, momento di condivisione, ed è proprio con questo spirito che si apre la rassegna (31 marzo, Centro Storico) con vere e proprie incursioni di Danza Urbana a cura di diverse associazioni e scuole del territorio che contemporaneamente invaderanno gli spazi del centro storico per poi terminare in un momento corale davanti a Palazzo Moroni. Uno speciale preludio allo spettacolo di danza verticale della Compagnia Il Posto|Marco Castelli Small Ensemble con le coreografie di Wanda Moretti (Cortile di Palazzo Moroni)  che proporranno un'imperdibile occasione per avvicinarsi alla danza da un'insolita e singolare prospettiva: guardare i danzatori col naso all’insù perché saranno sulle pareti degli edifici.

Torna al Teatro Comunale G. Verdi la grande danza nazionale e internazionale, con quattro prestigiosi appuntamenti, supportati - novità di quest’anno - da occasioni di incontro con i coreografi e workshop per danzatori. Inaugura questa serie di importanti eventi l' Aterballetto - Fondazione Nazionale della danza con la Serata Stravinskij (4 Aprile): in scena una rivisitazione a cura di Mauro Bigonzetti di due capolavori portati al successo dai Ballets russes di Diaghilev all'inizio del secolo scorso; è inoltre previsto un incontro-spettacolo con lo stesso Bigonzetti (3 Aprile) che illustrerà il suo lavoro coreografico con l'aiuto di due danzatori della compagnia. Altro grande appuntamento con la danza italiana il 5 Maggio con la Compagnia Junior BallettO Di ToscanA che porta in scena una particolare versione di Coppelia curata da Fabrizio Monteverde in cui si potranno apprezzare le qualità artistiche e interpretative dei numerosi talenti della giovane compagnia. Il 27 Aprile primo appuntamento con la grande danza internazionale con la Compagnia Emio Greco|PC che porta a Padova in prima regionale La Commedia, tappa finale del viaggio della Compagnia olandese nella Divina Commedia dantesca. Anticipa lo spettacolo un incontro con il coreografo Emio Greco e il drammaturgo Pieter C. Scholten a cura del critico di balletto Marinella Guatterini.  
A chiudere l'intera rassegna ancora la grande danza internazionale con la compagnia statunitense Complexions Contemporary Ballet (25 Maggio), fucina dei migliori talenti della danza americana, che rappresenta la fusione di stili e linguaggi ispirati ai ritmi e alle tendenze attuali attraverso la commistione di diverse forme d'arte.

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