Ai sensi della Legge 7 marzo 2001 n°62, si dichiara che Culture Teatrali non rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.ng
 
 
 
 

 

Focus on
CONVERSANDO CON...

a cura di Antonino Pirillo

Le quattro interviste - che appariranno a puntate su Culture Teatrali.org - a cura di Antonino Pirillo sono state realizzate cercando con tenacia lo spazio-tempo-disponibilità di Romeo Castellucci, Pippo Delbono, Cesare Ronconi, Pietro  Babina e Fiorenza Menni. Pensate come una sorta di coronamento e prove del nove della serrata analisi che Pirillo ha condotto nella tesi di laurea Fenomenologie attoriali negli spettacoli di Pippo Delbono, Socìetas Raffaello Sanzio, Teatrino Clandestino, Teatro Valdoca (aa 2008-2009, Facoltà di Scienze Umanistiche, Sapienza, Università di Roma, relatore prof. Valentina Valentini, correlatore, prof. Luciano Mariti) si soffermano su una serie nutrita di spettacoli di ciascuna compagnia in un arco cronologico che va dal 1992 al 2006. Sono stati attraversati:

- Amleto, Orestea e Genesi della Socìetas Raffaello Sanzio
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Il silenzio, Urlo, Questo buio feroce di Pippo Delbono
- Parsifal e Paesaggio con fratello rotto del Teatro Valdoca
- Variazioni su Hedda Gabler, Madre Assassina di Teatrino Clandestino

La domanda da cui si è originato il lavoro di ricerca, condotto prendendo in carico vari documenti –  registrazioni audiovisive, recensioni, diretta esperienza dello spettacolo, dichiarazioni degli autori – e producendo, attraverso una rigorosa griglia di analisi, un’indagine dello spettacolo attraverso la ricostruzione delle azioni e dei gesti, del registro verbale e sonoro, dello spazio scenico si è orientata a ridefinire il lavoro dell’attore e il suo ruolo nella scena di fine millennio. Lo studio di Antonino Pirillo ha individuatoo alcuni dispositivi come: lo smembramento dell’organismo in parti del corpo e della voce dal corpo; la vanificazione del senso affidata al linguaggio verbale, l’a solo...
- Valentina Valentini .........................................................

...ROMEO CASTELLUCCI

Antonino Pirillo:  Mi piacerebbe entrare nel suo universo creativo a partire da un luogo problematico. Come definirebbe le presenze che abitano la scena dei suoi spettacoli?
Romeo Castellucci: Immagini. Immagini, direi. Immagini in mezzo ad altre immagini. Pulsazioni, masse di energia, corpi in mezzo ad altri corpi. Forme a bassa definizione, pressioni che si ergono in un avanzamento drammatico verso lo spettatore. Il ruolo dell’attore è in un certo senso più complicato, non è più colui che deve farsi carico del personaggio, ma dei personaggi e delle forze. Piuttosto, una figura completamente allargata, con i confini che escono da ogni forma di determinazione, necessità, intenzionalità. Gli attori non sono là per oggettivare una figura, per giustificarla, ma risultano piuttosto come dei richiami.

A.P.: Resta qualcosa dell’attore inteso in senso tradizionale?
R.C.: È rimasta sicuramente l’assioma, l’aspetto, la superficie. Ma questa superficie è diventata enormemente più complicata, dal mio punto di vista: la superficie che parla come un-tutto-comunicabile, un puro-comunicabile potenziale; da un corpo così com’è, di quello che è già. In questo caso, queste persone, questi attori,  salgono sul palcoscenico con il loro “soma-sema”: il loro aspetto, quanto pesano, le loro esperienze di vita, che età hanno, il giro-vita, se hanno una cicatrice oppure no, la loro capacità tecnica, il loro grado di stupore, il numero di scarpe, se sono felici o depressi.
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Peter Brook al Barbican di Londra

11 AND 12
L'utlima produzione di Peter Brook

di Giulia D'Amico
- Ispirandosi alla figura dello scrittore Amadou Hampaté Bâ, la nuova produzione di Peter Brook rappresenta la complessa relazione fra le autorità coloniali francesi e la popolazione africana, all'epoca d'una controversia dottrinale musulmana. Lo spattacolo, incentrato sullo storytelling tradizionale africano, sprona alla riflessione su una storia di ieri, estremamente contemporanea...

Dopo il debutto nel proprio teatro parigino, il Théâtre des Bouffes du Nord (www.bouffesdunord.com), Peter Brook approda al Barbican Centre di Londra (http://www.barbican.org.uk/theatre) con la sua ultima opera 11 and 12. Prodotto dal  barbicanbite10, dal Théâtre des Bouffes du Nord e dal Grotowski Institute di Wroclaw, lo spettacolo dal cast internazionale (attori provenienti da Palestina, Africa, Inghilterra, Spagna, Francia, Giappone) si ispira alla figura del più importante esponente della narrativa africana in lingua francese Amadou Hampaté Bâ e al suo romanzo Il saggio di Bandiagara (in Italia edito da Neri Pozza editore). L'adattamento del testo è ad opera di Marie-Hélène Estienne, collaboratrice di Brook dal '74, che, insieme al regista, ha avuto la possibilità di conoscere di persona lo scrittore, prima della sua scomparsa nel '91.

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VISIONI
ROUL E IL SUO DOPPIO
Thiérrée affascina la platea londinese del Barbican


di Giulia D'Amico
- Al centro di un modo cupo e misterioso un solo uomo, Raoul, alle prese col proprio alter-ego e con la dura lotta alla sopravvivenza. In scena, il danzatore-acrobata, James Thiérrée, sfida la forza di gravità, incanta e stupisce, dando vita a uno spettacolo epico e visionario, in perfetto equilibrio tra virtuosismo e immaginazione...


LONDRA - James Thiérrée, nipote di Charlie Chaplin, approda a Londra, al teatro Barbican, col suo ultimo spettacolo Raoul. Considerato il più grande genio della scena circense contemporanea, è la prima volta che l’artista svizzero si cimenta nella regia d’un one-man-show, dando vita ad uno spettacolo visionario, privo di parola, in cui l’elemento circense sembra scomparire, assorbito da una messa in scena dal più ampio respiro. Sul palco, vediamo un Thiérrée in grado di coniugare e giocare con i linguaggi del teatro, della danza, del mimo, dell’acrobatica e della musica (in scena suona anche il violino), dando vita ad un’opera dalla portata epica e di difficile classificazione, una sorta di teatro totale, senza però scivolare in un uso retorico della regia.
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Prospettive sulla realtà

Intervista a Fabrizio Arcuri
a cura di Giorgia Marino

Quattro palcoscenici per quaranta compagnie e artisti, nazionali e internazionali, per tre settimane non  stop di eventi e spettacoli. Emma Dante, Motus, Ascanio Celestini, Socìetas Raffaelo Sanzio, Virgilio Sieni, Filippo Timi, la Compagnia della Fortezza, Teatro Valdoca, ConiglioViola, e ancora Jan Fabre, il fenomeno argentino Rafael Spregelburd, il genio della techno Carl Craig sono fra gli ospiti di Prospettiva 09, il Festival d’Autunno con cui il Teatro Stabile di Torino diretto da Mario Martone apre quest’anno la stagione. Fino all’8 novembre, una finestra sul contemporaneo che intreccia le lingue della scena con le nuove tendenze di musica, danza e arti visive, tentando un’operazione di autentico respiro europeo. Perchè se le barriere tra i linguaggi artistici sono cadute già da qualche tempo, è ora di abbattere anche le separazioni (fittizie?) fra categorie di spettatori. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Arcuri, regista dell’Accademia degli Artefatti e curatore della rassegna torinese...

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FOCUS ON::::::LE SUPPLICI/FAVALE

Il gioco del gregge di capre - vincitore XIII edizione
Festival of Choreographic Miniatures, Belgrado
Nel mese di maggio si è tenuta a Belgrado la XIII edizione dell'International Festival of Choreographic Miniatures.
In quella occasione Il gioco del gregge di capre, capitolo interno della nuova produzione della compagnia di Fabrizio Favale Le Supplici, è risultato vincitore del festival tra una rosa di 16 finalisti provenienti da 9 nazioni.
Culture Teatrali online ha deciso di dedicare un focus al lavoro della compagnia con un'intervista inedita di Alessandra Cava al coreografo Fabrizio Favale e un estratto video tratto dallo spettacolo vincitore.

Il corpo e il paesaggio
Conversazione con Fabrizio Favale
di Alessandra Cava

 

Estratto video di Il gioco del gregge di capre
capitolo interno di Se fossero le Alpi
Le Supplici (2009)

 

 
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