VUOTI DI MEMORIA E FILOLOGIA DEL QUASI. A proposito di Valentina Valentini, Nuovo Teatro Made In Italy 1963-2013

[di Marco De Marinis]

Notte dopo notte dopo notte […] lavoro finché mi duole il cervello. Per arrivare all’esattezza perfetta. Per correggere il più infimo refuso in un testo che forse nessuno leggerà mai o che verrà mandato al macero il giorno dopo. L’esattezza. La santità dell’esattezza. Il rispetto di se stesso. […] L’Utopia significa semplicemente l’esattezza!
(George Steiner, Il correttore [1992], Garzanti, 1992, p. 68)*

Nuovo Teatro Made in Italy 1963-2013

Gli studi teatrali italiani non godono di buona salute, nonostante un’impressione di apparente floridezza quantitativa. Soprattutto quelli riguardanti la scena contemporanea, perché in questo caso emergono drammaticamente (è il caso di dirlo), molto più che per l’antico, tutti i limiti dovuti alla mancanza di rigore e di consapevolezza metodologica, cui si aggiungono spesso una conoscenza inadeguata dei fenomeni di cui ci si occupa e poca chiarezza nei criteri delle scelte operate.

Quando poi a questi limiti, quasi costitutivi per l’appunto, si sommano ancor più oscure volontà di rimozione, le scelte rispondono anche a  spregevoli oltre che inspiegabili desideri di vendetta o rivalsa, e la mancanza di rigore diventa sciatteria sistematica, allora il risultato non può che essere davvero disastroso e da additare doverosamente alla pubblica disapprovazione.

Purtroppo questo è il caso del volume di cui ci tocca parlare oggi,  e della sua autrice-curatrice Valentina Valentini (d’ora in poi V.V.), non nuova del resto a imprese del genere. Dal momento che è lei appunto la curatrice dell’opera, oltre che l’autrice di quasi i tre-quarti delle pagine, tralascerò in questa scheda le incolpevoli (?) compagne di strada, sui cui contributi ci sarà modo di tornare eventualmente in altra sede. Né mi occuperò del sito web, a cui pure il volume vistosamente rinvia. Apparirà chiaro nel corso della mia disamina che i pesantissimi  limiti del cartaceo non possono essere ovviamente rimediati in alcun modo rimandando a integrazioni elettroniche: sarebbe una ben curiosa funzione del web quella di dover riparare agli svarioni e alle omissioni delle pagine a stampa!

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