FOCUS MARZO 2017 | CANTIERI METICCI O DELLA NECESSITÀ DI SCATENARE TEMPESTE Work in progress sulle arti performative di matrice africana a Bologna

[di Laura Budriesi]

Da diversi mesi partecipo alla realizzazione di un progetto di ricerca sugli aspetti performativi delle culture dei migranti africani a Bologna, sia in forma di intervista e ricerca scritta, che di documentazione video, in collaborazione con Giovanni Azzaroni (Dipartimento delle Arti – Università di Bologna) e Cristiana Natali (Dipartimento di Storia Cultura e Civiltà – Università di Bologna). «Scopo del progetto – secondo Azzaroni – dovrebbe essere non solo studiare e verificare come le culture dei migranti africani siano variate al contatto con quelle occidentali, ma anche come quelle occidentali si siano arricchite e modificate incontrando quelle africane. In altri termini io e l’altro devono diventare noi». «L’intento – aggiunge invece Cristiana Natali – è verificare in quali forme, attraverso quali canali e quali strategie, le arti performative di matrice africana abbiano trovato una ricezione nel panorama culturale e sociale bolognese e in quale misura abbiano contribuito a creare forme espressive composite. La ricerca prenderà in considerazione sia i lavori di artisti migranti di origine africana sia le proposte di artisti i quali, indipendentemente dalla loro provenienza, hanno fatto delle arti performative di matrice africana il proprio linguaggio espressivo. Particolare attenzione sarà riservata all’analisi di produzioni musicali, teatrali e coreutiche che intreccino linguaggi performativi di differenti provenienze e all’esame di contesti nei quali l’arte viene considerata uno strumento privilegiato per la costruzione di legami sociali e per il superamento di confini tra individui che vivono realtà profondamente diverse, come ad esempio laboratori teatrali in ambito carcerario, performance musicali di gruppi e associazioni di migranti».

Il focus intende essere da un lato una chiamata per studenti e studiosi di teatro, antropologia, cinema e musica interessati a indagare questi aspetti; dall’altro un approfondimento sul lavoro della compagnia Cantieri Meticci, in particolare sul percorso creativo in più tappe incentrato su La tempesta di Shakespeare, a cui seguono le interviste al regista-drammaturgo del gruppo, Pietro Floridia (realizzata in mia presenza da Alice Farneti), e quella curata da chi scrive a uno degli attori, Abrham Tesfai.

Cantieri Meticci, Laboratorio teatrale

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FOCUS DICEMBRE 2016 | “ORESTEA” DELLA SOCÌETAS RAFFAELLO SANZIO (2016-1995)

[di Roberta Ferraresi]

Il focus di dicembre è dedicato a Orestea (una commedia organica?), spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio diretto da Romeo Castellucci. L’opera è un lavoro storico della compagnia – aveva debuttato nell’aprile 1995 al Fabbricone di Prato – ed è stata riallestita nel 2015 su commissione del Festival d’Automne à Paris, nel quadro di uno dei “ritratti d’artista” che ogni anno la manifestazione dedica ai maggiori esponenti della scena contemporanea internazionale.

Un anno dopo, questo autunno, lo spettacolo è arrivato al debutto italiano, al Teatro Argentina di Roma, nel contesto di Romaeuropa Festival; purtroppo, per ragioni burocratiche, nelle repliche italiane il riallestimento di Orestea è andato in scena senza il terzo e ultimo atto, che corrisponde alle Eumenidi della trilogia eschilea.

Per questo, il focus è diviso in tre parti distinte: prima, il racconto-recensione di Orestea (una commedia organica?) nella versione vista a Roma il 5 ottobre 2016; poi, un racconto a più voci – degli artisti della Socìetas e dei critici – che negli anni si sono intrecciate sul lavoro e permettono di rintracciare i bandoli del percorso della compagnia sulla questione dell’attore; infine, il focus si conclude con un tentativo di ricostruzione delle Eumenidi, sempre attraverso la testimonianza di quelle visioni molteplici.

Socìetas Raffaello Sanzio, "Orestea (una commedia organica?)", 2015 (ph Guido Mencari)

Socìetas Raffaello Sanzio, “Orestea (una commedia organica?)”, 2015 (ph Guido Mencari)

Nota

Il focus si avvale del confronto con Epopea della polvere. Il teatro della Socìetas Raffaello Sanzio 1992-1999 (Milano, Ubulibri, 2001), dove è documentato il pensiero espresso da R. Castellucci su Orestea (una commedia organica?), su altri spettacoli del periodo e su questioni trasversali. In particolare, fra i testi dell’artista su Orestea sono menzionati: la trascrizione della messinscena divisa nelle sue tre parti; gli appunti di regia poi confluiti nel programma di sala (Appunti di un clown); l’approfondimento del 1997 L’Orestea attraverso lo specchio. Sempre a firma del regista, sono citati anche il programma di sala di Amleto e diversi materiali testuali nel libro legati a Masoch (oltre al programma di sala, anche “Attore”: il nome non è esatto del 1992 e L’iconoclastia della scena e il ritorno del corpo. La potenza carnale del teatro del 1997).

Altra fonte cui si rimanda è il Patalogo diciotto. Annuario 1995 dello spettacolo. Teatro (Milano, Ubulibri, 1995). Oltre alla scheda dello spettacolo, si rinvia agli approfondimenti nelle inchieste speciali: L’attore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (a cura di O. Ponte di Pino, dove è pubblicata anche l’intervista a R. Castellucci, con il titolo Uomo, Dio, Animale) e Apocalisse 2000 (la parte dedicata a Orestea è intitolata La favola dei morti e vi compare un testo di presentazione a firma della compagnia).

Sono infine citati interventi di critici e studiosi a riguardo: diversi brani dal libro di O. Ponte di Pino, Il teatro di Romeo Castellucci e della Socìetas Raffaello Sanzio (Milano, Doppiozero, 2013), che raccoglie numerosi saggi editi e non (fra questi, oltre la già menzionata intervista a R. Castellucci, anche Oltre l’attore, prima dell’attore e una lunga recensione di Epopea della polvere dal titolo Per farla finita con il nome del padre del 2002). Anche il testo di R. Guarino è una recensione del volume che diventa occasione per approfondire il percorso della compagnia (è disponibile sul sito web dell’Università de L’Aquila con il titolo L’apocalisse teatrale della Socìetas Raffaello Sanzio).

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FOCUS OTTOBRE 2016 | L’ETERNA STAGIONE DEI FESTIVAL

[di Silvia Mei]

Con questo focus, che inaugura il nuovo progetto editoriale per il web di «Culture Teatrali», riuniamo differenti oggetti critici intorno alla programmazione proposta dai numerosi festival italiani nell’estate 2016. Nel concepirlo si è inteso tracciare linee di senso e sguardi analitici rispetto a fenomeni in atto riportati sull’offerta spettacolare vista, qui selezionata e riferita attraverso formati e linguaggi distinti.

Il passaggio di Milo Rau, scrittore, giornalista, regista teatrale e cinematografico, è stato indubbiamente l’evento più significativo di questa estate festivaliera, confermandosi come uno dei registi della scena contemporanea più interessanti nonché il più “ricercato” dai teatri d’Europa. Si è preferito riservare uno spazio apposito al suo spettacolo Five Easy Pieces, arrivato in prima nazionale a Short Theatre di Roma, mentre abbiamo riunito in un medaglione tematico l’espressione più avanzata e ibrida del macrocosmo delle arti circensi, specola privilegiata di osservazione dell’attuale polverizzazione dei generi. Da qui la scelta di una scrittura che si confrontasse col formato recensione e un’osservazione dei fatti scenici con lenti e gradi diversi di prossimità.

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